Giorgio Arcari diventa dj letterario con “Love Songs”

Scelte e raccolte in un libro le storie custodite da 21 canzoni d’amore, dalla più tragica alla più romantica.

S’intitola “Love Songs – Le storie custodite dalle canzoni d’amore” il nuovo libro di Giorgio Arcari. Lo scrittore di origini milanese e romagnolo d’adozione è riuscito questa volta a dare vita a un progetto che fonde insieme musica e narrativa, partendo da 21 tra le più belle canzoni d’amore che siano mai state scritte. Gli autori, le epoche in cui sono stati creati i brani e i generi musicali sono diversissimi tra di loro, ma hanno una cosa in comune: nascondono tra i loro versi la capacità di evocare racconti meravigliosi. A ogni canzone  corrisponde una storia, le cui parole sono intrecciate strette alla melodia che le ha evocate. “Love Songs – Le storie custodite dalle canzoni d’amore”, edito da Aiep Editore, affronta le più diverse sfaccettature dell’amore romantico, dal momento dell’incontro a quello dell’addio, dalla passione al rammarico, passando per proposte di matrimonio, tradimenti e così via. La nuova opera di Arcari la si può definire tranquillamente una vera e propria dichiarazione d’amore alla musica e all’amore stesso.

L’INTERVISTA

Giorgio, come è nata l’idea di scrivere “Love Songs”? Ci pensava già da un po’ o è stata una cosa immediata?

“’Love Songs’ ha avuto una nascita abbastanza articolata, che richiede una piccola premessa. Come forse sarà ovvio ho una passione smodata per la musica, ne sono un ‘consumatore’ vorace. Sono in grado di dimenticarmi quello che ho detto o fatto 10 minuti prima, ma ricordo a memoria decine di testi di canzoni. L’aspetto musicale della vita ha per me un’importanza enorme e non è un caso che l’aspetto tecnico su cui più mi concentro come autore, diciamo il mio ambito di ricerca e sperimentazione letteraria, è quello del ritmo e della musicalità delle parole. Questo era già evidente nel mio primo libro, ‘Neri Paradossali’ del 2018 che, pur trattando di satira, aveva una particolare attenzione proprio a questo aspetto. In ‘Love Songs’ la musicalità, prima ancora della musica, ha preso invece del tutto il sopravvento. Tutto è nato 3-4 anni fa con il primo racconto, scritto per un concorso e poi lasciato da parte perché un po’ troppo sperimentale. Era ‘L’amore ci farà a pezzi’, ispirato a ‘Love will tear us apart’ dei Joy Division (naturalmente nella raccolta). La cura di quel racconto era stata maniacale e riprendeva con precisione assoluta tutte le sfumature ritmiche del brano. Il racconto girò poi in rete ed ebbe un larghissimo successo, tanto che da lì a qualche mese un regista romano, Massimiliano Izzo, ne girò un corto cinematografico intitolato ‘È questo l’amore?’. Sommando insomma l’ottimo riscontro, la voglia di rimettermi al lavoro dopo aver finito i ‘Neri’ e l’intenzione di creare una sorta di opera coerente dedicata alla mia ricerca sulla ritmica (‘Neri Paradossali’ e ‘Love Songs’ sono infatti i primi due volumi di una trilogia), ecco che l’idea di scrivere questo libro ha preso forma. Il tutto andando a pescare anche nel mio vissuto e nella mia esperienza con le compilation e con chi mi ha insegnato a farle, cosa che racconto nella prefazione del libro”.

Protagoniste le 21 ballate, 21 sfaccettature dell’amore raccontate a ritmo di musica. A quali di queste si sente particolarmente legato e quali, invece, ha dovuto escludere dalla sua playlist?

“’Love will tear us apart’ dei Joy Division, sicuramente, perché è stata la prima. Poi c’è ‘This must be the place’ dei Talking Heads, brano che amo follemente e che ha dato origine a uno dei racconti secondo me più belli. Ammetto però di essere un po’ in difficoltà, perché sono tutte belle. Avvicinandoci un po’ nel tempo (anzi, l’unica canzone del nuovo millennio presente nella playlist) c’è ‘Ghosts that we knew’ dei Mumford & Sons, canzone che anche dopo centinaia di ascolti ancora mi mette i brividi. Diverso il discorso di cosa è dovuto rimanere fuori. È stato proprio un delirio. Al termine della prima selezione i brani erano molto, molto più di 150. 21, il numero finale, non è scelto a caso ed era una condizione irrinunciabile, fermo restando che non avrei certo potuto scriverne così tanti! Per prima cosa allora ho tolto le canzoni italiane, da Battisti a Niccolò Fabi, passando per De André. Il motivo è semplice: le belle canzoni d’amore italiane, e le loro lo sono, hanno già una storia da raccontare, limpida, senza bisogno di andare a scavare altro, quindi non si prestavano al progetto. Per motivi simili ho tolto Springsteen, che adoro. Le sue canzoni sono in pratica dei romanzi con trama e tutto, provate ad ascoltare ‘The River’. Poi le cose si sono fatte difficili. Per far sì che il libro avesse un filo conduttore chiaro mi sono limitato all’amore diciamo romantico, perché le altre forme sarebbero state troppe da trattare in modo efficace. Qualcosa sarebbe rimasto comunque fuori. In questa fase è stato tagliato un brano come ‘Father & Daughter’ di Paul Simon, la canzone che cantavo a mia figlia quando era piccola. Poi, l’amore omosessuale. Avevo anche inquadrato un paio di pezzi e avevo già provato la prima stesura dei racconti ma, non avendo un’esperienza emotiva a riguardo, i lavori per quanto buoni erano freddi, intellettuali. Non era quello che volevo trasmettere. Infine, per motivi simili e con grande rammarico, ho tagliato le voci femminili. Dolores O’Riordan e soprattutto Suzanne Vega, di cui da ragazzo ero follemente innamorato e che quando canta la meravigliosa ‘The Queen and the Soldier’ sa cantare un punto di vista femminile che io, mi sono reso conto, non saprò mai afferrare. Quindi me ne sono fatto una ragione e, spero, che nelle sfaccettature dell’amore che ho raccontato un po’ tutti riescano a riconoscersi a prescindere dal sesso e dagli orientamenti. A giudicare dai primi riscontri di lettori e lettrici, pare ci sia riuscito piuttosto bene. Il resto è stato lavoro di cesello, di scelta di brani più o meno adatti dal punto di vista ritmico o di bilanciamento tra brani, e quindi racconti, più tristi e più allegri”.

Racconterà in futuro altri stati d’animo, tipo la felicità o la rabbia, sempre attraverso la musica o si occuperà di altro nei suoi prossimi libri?

“Credo sia una domanda molto più complicata di quanto sembri. Del mio prossimo libro (di questa trilogia, almeno, ho qualche progetto laterale ma sono cose piccole e più che altro tecniche) in realtà so solo che sarà un romanzo e che porterà a compimento il mio lavoro di ricerca sulla musicalità delle parole. La musica sarà quindi ancora estremamente importante ma non sarà l’elemento principale. La trama, invece, per ora è top secret”.

Le è mai venuta la tentazione di scrivere una sceneggiatura per un telefilm o un film? E a un testo di una canzone per una band o un cantante solista ci ha pensato?

“In realtà non solo l’ho avuta ma vi ho proprio ceduto! Proprio in questo periodo sto lavorando a un progetto entusiasmante in collaborazione con una scuola media e con il Museo internazionale del cinema a Milano. Partendo da un libro per ragazzi, il post apocalittico “Berlin” di Geda e Magnone, ne ricaveremo un breve film che avrà come attori proprio un gruppo di studenti delle classi terze. Io ho scritto, per l’appunto, la sceneggiatura e collaboro alla formazione attoriale dei ragazzi e un po’ a tutto il resto, ma nel gruppo ci sono una regista e un insegnante di recitazione, entrambi bravissimi, oltre ai professori (lasciatemelo dire, visionari) che hanno portato avanti questa iniziativa. Un progetto meraviglioso che non vediamo l’ora di portare a compimento e di presentare, sia come film, sia come idea didattica, in quanti più posti possibile, anche in Romagna. Quindi sì, le sceneggiature in realtà fanno parte della mia attività quasi quotidiana. Le canzoni no. Per quanto le ami tantissimo, proprio no. Sono come le poesie, hanno bisogno di quel dono assoluto di sintesi, di immagine, di artifizio retorico, il tutto in pochissime parole. Io invece ho bisogno di scrivere. Sono un narratore, magari un narratore intonato, un cantastorie, ma non un poeta”.

Cosa rappresenta per lei scrivere?

“Detto così sembrerà anche brutto, ma non è così: raccontare è l’unica cosa che so fare veramente, veramente bene e scrivere è in pratica quello che ho sempre fatto, come passione e come lavoro. In pratica, scrivere è la mia vita, a livello morale ma anche proprio a livello materiale. È però un’attività che nel corso degli anni ha perso una parte consistente del suo potenziale economico. Per questo a fianco dell’attività artistica ho cominciato a lavorare al ‘vettore’ che la trasmette, cioè l’editoria. Quello che è nato come un compromesso prettamente economico si è poi rivelato un secondo amore e ho scoperto di cavarmela piuttosto bene anche nella gestione di libri non miei e nella gestione delle attività proprie di una casa editrice”.

Cosa l’ha spinta a puntare forte anche sull’editoria indipendente?

“Ho scelto di concentrarmi sull’editoria indipendente perché, non a caso, è chiamata anche piccola editoria e di qualità. Non sono un fondamentalista, credo che le grandi case editrici ci permettano di accedere a libri irrinunciabili di continuo. Però questo ha un prezzo, quello della sperimentazione, della possibilità di osare su titoli particolari, su opere sperimentali, su esordienti talentuosi che poi magari dopo qualche anno fanno il salto verso un grande editore. Ecco, questo i piccoli editori, pur con gran fatica e spesso tanti errori, riescono ancora a farlo con maggiore facilità. Penso che questo sia l’humus della cultura italiana. Piccoli elementi, spesso invisibili nell’ambito della macroeconomia dell’editoria italiana e di ciò che ci gira intorno, come la distribuzione che tende molto a ignorarci, eppure fondamentali per la sopravvivenza di tutto il sistema. Ed ecco che, almeno un po’, mi sono trovato a parlare da fondamentalista. Non volevo, ma la passione è passione”.

Cosa le piacerebbe portare a termine e/o proporre al pubblico entro la fine del 2019?

“In realtà, nulla! Voglio dedicare quest’anno a portare in giro ‘Love Songs’ e anche i ‘Neri Paradossali’, che sono stati un po’ sacrificati perché mi sono messo subito a lavorare sul secondo libro. Voglio fare molte fiere, moltissime presentazioni, quanti più concorsi possibile, credo che ‘Love Songs’ abbia delle grandi potenzialità e il riscontro del pubblico e le prime recensioni lo confermano. La mia prossima avventura letteraria arriverà al pubblico sul finire del 2020 anche se, in realtà, potrebbe anche essere un po’ prima. Quando comincio a raccontare, e questa intervista che forse avrà bisogno di qualche taglio lo dimostra, poi difficilmente riesco a fermarmi”.

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