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Al Fulgor di Rimini arrica Dicktatorship. Fallo e basta!

Film educativo e coinvolgente su una tematica molto attuale

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Lunedì 17, martedì 18 e mercoledì 19 giugno il Cinema Fulgor dedicherà tre serate alla proiezione del film documentario di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, Dicktatorship – Fallo e basta!
 
Sono passati sette anni da quando Luca Ragazzi e Gustav Hofer, giornalisti e compagni di vita, col loro primo documentario, Improvvisamente, l’inverno scorso, scoprivano un paese fortemente omofobo.  È questo il tema che Luca e Gustav affrontano in prima persona in Dicktatorship – Fallo e basta! , con la consueta intelligenza e (auto) ironia, mettendosi al solito in gioco perché il privato è, oggi più che mai, politico. 
 
Il discorso inizia un giorno a colazione, quando Luca pronuncia, in tono elogiativo, il classico “è una donna con le palle”. Eppure, a quanti e quante di noi è capitato senza pensarci di usare questa espressione? Gustav, nel suo ruolo di coscienza civile, fa notare che definire una donna tramite un attributo genitale maschile è puro sessismo, è un’abitudine sbagliata e non rende affatto giustizia a chi può essere apprezzata per il suo coraggio e le sue capacità indipendentemente. Davvero anche un uomo gay può essere maschilista? 
 
Nel tentativo di dimostrargli quanto il maschilismo sia così diffuso da infettare anche chi ne è portatore sano, Gustav lo conduce in un viaggio rivelatore e istruttivo alla scoperta della fallocrazia che domina un paese non più contadino ma ancora a struttura patriarcale, dove le storiche lotte femministe degli anni Sessanta e Settanta sembrano non aver lasciato traccia. 
 
Il problema è così esteso come ben presto emerge, e questa idea della sottomissione femminile così radicata e inculcata in noi fin dai primi anni di età, che perfino le donne hanno fatto propri gli insulti sessisti: quando una ragazzina vuole offendere una coetanea, come osserva Michela Murgia, le dà della troia, facendosi a sua volte portavoce di una cultura (maschile) che la controlla e la opprime, finendo per perpetuarla senza consapevolezza.
 
Seguendo il viaggio di Luca e Gustav, dal Nord al Sud dell’Italia, dal Veneto alla Sardegna e fino a Barcellona, ascoltiamo psicologi, sociologi e operatori sociali, gente comune, biologi e perfino Rocco Siffredi, senza dimenticare il fantasma ipersessuato di Berlusconi, nel tentativo di comprendere se, come sostengono i “suprematisti di genere” più accaniti, i comportamenti aggressivi maschili siano davvero attribuibili a un eccesso di testosterone, o se ci sia un’altra possibile spiegazione.
 
Il film con un linguaggio fresco e moderno, ed un ritmo adeguato ai tempi frenetici, racconta della fatica di liberarsi da qualcosa che è iscritto nel codice genetico, un sistema che viene trasmesso in automatico da generazioni, e che ancora non trova alternative con un deciso e convinto cambio di rotta. Nessun atteggiamento cartesiano contro ogni posizione data per assodata. Gustav Hofer e Luca Ragazzi continuano quindi il loro connubio artistico rinnovando sempre il tentativo di comprendere l’ambiente che li circonda pieno di mille contraddizioni ed ingiustizie.
 
Un cinema il loro, un grido di battaglia gentile, che non rinuncia a combattere una guerra sotterranea per rimuovere in profondità i semi dell’odio, un cinema che educa ad aprirsi ad un pensiero libero da condizionamenti.  

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